Saper mettere un punto

Saper mettere un punto

Quando finire un quadro significa ritrovare se stessi

di Danilo, socio e partecipante ai laboratori di Arte A4


Ho scoperto una cosa nei laboratori di Arte A4.

Non è solo difficile iniziare, imbrattare un foglio bianco, lasciarsi andare nell'atto creativo, superare la paura del vuoto. Quello lo sapevo già.

La vera difficoltà è capire quando finire.


"Lo senti"

"Lo senti quando è finito", ti dicono quelli che se ne intendono. Quelli che passano più tempo con fogli e colori. Quelli che hanno le mani sempre sporche di tempera.

Mah, facile a dirsi. Difficile a farsi.

Per noi che muoviamo i primi passi, che di esperienza non ne abbiamo, che abbiamo un io interiore arrugginito e il filo del "sentire" ovattato, quella risposta non basta.

E allora cosa succede?


Succede che aggiungi.

Aggiungi un elemento. Aggiungi colore. Aggiungi segni grafici. A volte va bene. A volte no. A volte superi quel livello sottile, l'equilibrio, il "bello", e rovini l'opera.

L'hai portata troppo in là. Hai continuato quando avresti dovuto fermarti.


Il punto finale non parla del quadro


Ecco cosa ho capito.

Saper finire un quadro, o meglio, saper quando è completato, è un atto interiore.

Parla di sicurezza di sé. Parla di saper chi sei e cosa fai. Parla pochissimo, invece, del quadro in sé.

Perché quel punto finale non lo decide la composizione. Lo decidi tu.

E deciderlo significa ascoltarsi. Significa fidarsi. Significa dire: "Basta così. È risolto."


Risolto, non perfetto

Oggi ne parlavo con la mia psicologa. Lei mi chiedeva: con che parola nominiamo questo "punto"? Questo momento di fine del quadro?

Già, come chiamarlo questo momento? Corretto? Giusto?

Risolto!

Sì, risolto. Che parla di qualcosa che è stato sciolto. Proprio come le tensioni presenti tra forme geometriche, tra colori, tra segni artistici su un foglio A4.

Quando tutte queste tensioni si sono risolte, quando non generano più sbilanciamenti energetici, va messo quel punto.


E nella vita è lo stesso.

Saper mettere un punto a una decisione. Essere consapevoli che l'atto generativo di ciò che siamo è completato e risolto nelle sue parti energetiche, positive e negative.

Risolto, appunto. Non giusto. Non corretto. Non perfetto.

Perché "risolto" mi parla anche di qualcosa che contiene al suo interno elementi imperfetti, parziali. Ma è nell'equilibrio dei fattori che si risolve tutto.


Tornare in associazione

E allora non vedo l'ora di tornare in associazione.

Di iscrivermi a qualche altro laboratorio. Di passare del tempo con tutti voi. Di mettermi in gioco e mettere in pratica quel sentire, quel riconnettermi con me stesso, con le emozioni, con le decisioni.

Impratichire l'atto creativo per stimolare sicurezza interiore. Sicurezza di chi sono, dei miei pensieri, delle mie decisioni.

Perché quel punto finale sulla tela dovrò metterlo io. E nessun altro può metterlo al mio posto. Certo, qualcuno con più esperienza può consigliarmi di non continuare, di fermarmi perché "va bene così". E può andar bene. Ma è diverso.

Qui si parla di crescita interiore, non di disegno.




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